Quando l’astrazione si fa materia, quando l’invisibile tocca il visibile, la passerella vibra di richiami. Sono allegorie. Presenze ancestrali, liriche e poetiche, immaginifiche. Invadono sete e velluti, organze, veli. Si librano in volo, tra stampe, ricami, intarsi. Gli abiti riverberano della luce di altri mondi, metafisici e profondi. Sono figure retoriche, rapite in un dialogo con l’impercettibile. Segni, immagini, icone. Portano messaggi, si fanno oracoli. Spirito e corpo.
Gucci è idea e sostanza. È chimera e bagliore. È miscela di bluse fiorite, tweed luminosi, cristalli, foulard, paramenti sacri. È fusione di simboli. È intuito per gli alfabeti sconosciuti: interpreta, esprime, combina, gioca con i rimandi, le allusioni, le sinergie visive. Compone opere ieratiche, monumentali. Eppure così mutevoli e sfaccettate, multiformi, eclettiche. Fattrici di nuovi racconti.
Dolce & Gabbana è iperbole…
