Milano è lirica, dal latino Lyrica, dal greco λυρικ?. È il suono di un’arpa, che attraversa i secoli, che dall’antichità invade la contemporaneità. È l’espressione di un sentimento che scorre lungo le epoche, gli spazi, i luoghi, che non conosce tempo, che si lega unicamente alla vastità. È il canone intimo delle stoffe, di pelle e suede, di pizzi, broccati, velluti. Intona un dialogo privato di ricami, cristalli, nastri, specchi, metalli.
È un canto ad una voce sola. Si avvicina alla voce di Saffo l’estetica di Blumarine, che ricama parole di cristalli, ‘cutie’, ‘smiley’. Gli abiti sono versi garbati, endecasillabi tessili da pronunciare sottovoce. Sono emanazioni poetiche di gelsomini in fiore, rose, garofani. Raccontano la stagione della gentilezza, tra chiffon e organze, drappeggi e plissettature. Marco de Vincenzo intesse un’ode…
