La sfilata è un’esperienza multipla, mutevole, imprevedibile, sensoriale. Un rito, una liturgia. Gli abiti sono universi eclettici, come specchi, frammenti di vetri colorati, a comporre figure, simmetrie, sinergie cromatiche. È necessario restare in silenzio, osservare. Lasciare che lo sguardo venga catturato da visioni caleidoscopiche.
Gucci incanta e ipnotizza. Porta in scena donne erranti, che attraversano epoche e mondi lontani, che profumano di incenso, di mistero. Sono vestite di bagliori, in un tripudio di paillette, cristalli, ricami preziosi. Indossano smanicati di pitone, tailleur satinati, lunghi abiti. Non temono i rettili, né gli accostamenti cromatici più audaci. Hanno un’aura anticonformista, un fascino indomabile, un’estetica esoterica.
Mosaici cangianti per Dolce & Gabbana, e fioriture preziose, ex voto, nappe, corone dorate, bottoni gioiello. Ma anche immagini di Cupido, angeli, zebre, limoni, Madonne e Regine…
