Qualche anno fa, credendo di farci cosa gradita, nostra figlia Bianca regalò a mia moglie e a me un corso di ballo. «L’ideale» commentai a caldo «per smentire le voci di una mia presunta “legnosità” nei movimenti: tutti potranno capire quanto io sia invece portato per la danza». Durante le lezioni fui travolto da una vena sperimentale che mi portò ad abbattere le classiche categorie dei balli: ero convinto che valzer, polca, tango, mambo e tutti gli altri generi dovessero superare i vecchi steccati e mescolarsi tra loro, diventando il chachachamba (cha cha cha+samba), la polcurca (polca+mazurca), eccetera. Quel mix mi veniva spontaneo, segno di un talento innato. Come succede agli innovatori, non fui compreso né dai maestri né dagli allievi, che trovavano particolarmente fastidiosa una figura che mi veniva…
