La cucina italiana è patrimonio dell’umanità. La notizia ha il sapore delle grandi consacrazioni e il profumo delle domeniche lunghe, ma porta con sé anche una domanda scomoda. Siamo pronti a reggerne il peso? Il riconosci-mento UNESCO è un’opportunità formidabile: rafforza identità, può diventare un boomerang se ridotto a bollino, se usato per legittimare furbizie travestite da tradizione. L’Italia vive di eccellenze vere, lente, complesse, spesso fragili. Ma vive anche di scorciatoie, imitazioni, narrazioni facili. Metterle sotto lo stesso cappello è un rischio. La sfida non è difendere un monumento immobile, ma un ecosistema vivo: filiere, territori, persone. Servono regole, cultura, responsabilità. E soprattutto coerenza. Perché il patrimonio non è ciò che si proclama, ma ciò che si pratica ogni giorno, senza scorciatoie. Se sapremo ricordarlo, questa nomina sarà un…