IL RUMORE, ecco cosa ti entra subito dentro, una volta varcata la soglia del carcere, e l’odore. Fortissimo: fragranza crudele di uomini ridotti a comparse, a ombre, a manichini sfilacciati e pieni di terrore. San Vittore è un formicaio malato, maleodorante, malandato. Brulica di formiche infette e sanguinanti, pietose e senza pietà, disgraziati senza avvocati, diavoli senz’anima e nemmeno più cattiveria, un’umanità pressoché inutile.
IL CARCERE mi aveva distrutto, l’astinenza da cocaina in vena, che tutti descrivono come solo mentale, beh, per me era più che pensata, era un dolore fisico, era un’ossessione costante che non può essere vissuta, era una porta che si chiudeva per sempre, moltiplicata dal dolore di una carie non curata. La pulpite aveva spaccato il molare e mandava pulsazioni violente senza rimedio, come un morso…