Stato di quiete. Silenzio. È una liturgia bianca l’estetica di Jil Sander, che sfila dentro una sala candida, con finestre ad arco, simile ad una chiesa disadorna, svuotata di tutto, senza altari, senza panche, ma con una schiera di sedie di legno, ad ospitare le modelle che sfilano, passano, e poi si siedono, ordinate, silenziose, come presenze lievi. Il défilé diviene il territorio dove emanare un’espressione positiva, pacifica. Gli indumenti sono alfabeti di un messaggio di semplicità ed armonia. Sono abiti in seta, lunghe tuniche in maglia, tailleur dai profili controllati, camicie bianche, velluti neri. Talvolta le maniche si gonfiano, sfuggono alle rigidità, spezzano l’immutabilità poetica di uno stile equilibrato e puro.
Ermanno Scervino narra i contrasti: la delicatezza e la severità, la fragilità e la forza, l’armonia e il…
