DI TIMBRI SUL PASSAPORTO NE HO PARECCHI, una constatazione quasi distratta e automatica cui arrivo ogni volta che sfoglio quello in corso, immobile in attesa di un imbarco o nel lento incedere in fila, una volta atterrato, verso il varco immigration. Idem per i passaporti stessi, quel numero elevato dipende dai tanti viaggi, certo. Ma anche dai visti dei paesi in cui torno e ritorno: ingombranti e sgargianti, vengono validati con variazioni diverse di inchiostro a ribadire un’ospitalità sentita e riconoscente ma che ha comunque bisogno di essere sancita da formalità e protocolli. Questa “epifania a ritroso” è invece giunta negli ultimi mesi: forzato, come molti, a ridurre (senza però interrompere) le partenze, mi sono dedicato in maniera più lenta alla ricerca del bello nell’arte e nelle culture: è uno…