Una femmina bella, dal corpo magnifico, lunghi capelli corvini, lindi, una femmina che non mostri troppa coscienza del suo essere attraente, coraggiosa, mansueta, sorridente, affatto complicata e, curiosamente, fedele. Il mio compito era dare un’idea di quel fascino che ha eretto il mito di Tahiti, il sogno, la donna polinesiana, la vahine classica, il mio compito era cercarla, se lei esisteva ancora.
“Avevo delle notti di esaltazione nelle quali concepivo il vestito-universo, il vestito totale a partire dal quale non c’è più né caldo né freddo, né nudità né copertura, né bello né brutto, ma soltanto ciò che viene, tutto ciò che viene, nient’altro che ciò che può arrivare, piuttosto tutto quello che non sappiamo nemmeno possa arrivarci” (tratto da: “Sauvage” di Jacques Jouet).
Sono le cinque di sera, il…
