Un cabinet de curiosités in cortile, colmo di maschere lignee, croci della vita egiziane, statuette tribali, ciotole di legno, fotografie in bianco e nero, introduce al metodo di lavoro di Nicolas Lefebvre. Ma è nel suo appartamento, una infilata di stanze piene di luce affacciate sulla Senna, che si vede il lavoro finito, un assemblaggio di frammenti diversi per materiali, epoca e provenienza, a dar vita a figure totemiche che percepiamo istintivamente come familiari, quasi una materializzazione dei saggi antropologici di Claude Lévi-Strauss, delle intuizioni di Gustav Jung, o del ritmo ipnotico, della cadenza profetica di Khalil Gibran. Sono le dee madri primordiali, precedenti alle tante stratificazioni culturali del patriarcato, spiriti guida e nurturing impregnati di quell’aura mitica e animistica irrimediabilmente scomparsa, come sosteneva Walter Benjamin, dall’arte moderna caratterizzata dalla…