C’È UN FILO SOTTILE – anzi, un involucro sottile – che lega l’Estremo Oriente all’Italia. Un gesto antico, ripetuto per secoli da mani diverse, in luoghi lontani: avvolgere un ripieno dentro una sfoglia di farina e acqua. È un movimento semplice, essenziale, che proprio per questa sua semplicità è diventato universale. La pasta ripiena è infatti uno dei rari casi in cui un principio gastronomico è presente con coerenza in decine di culture: jiaozi cinesi, gyoza giapponesi, mantou coreani, manti anatolici, samosa indiani, khinkali georgiani, pel’meni russi, pierogi polacchi, fino ai tortelli, agli agnolotti, ai culurgiones e ai ravioli italiani. Ma com’è possibile che forme così simili siano comparse lungo l’intero continente eurasiatico? La risposta non sta solo nella necessità – che da sempre guida l’ingegno umano verso soluzioni funzionali…
