UN DOPPIO FIL ROUGE ATTRAVERSA QUESTA STORIA: quello del Trenino Rosso del Bernina, che dai primi del Novecento collega Tirano a St. Moritz, e quello del vino che già Mario Soldati ammetteva di bere, guarda caso, proprio in treno, perché «tra tutti i rispettabili rossi offerti dalla Compagnie Internationale des Wagons-Lits, è il solo che sia magro, scivoloso, leggero di corpo, e che, quindi, non soffre, o piuttosto soffre un po' meno di quelli più corposi e più densi (Barolo, Chianti, ecc.) lo scuotimento continuo cui è sottoposto». Oggi, sebbene anche gli odierni Barolo e Chianti si siano fatti più esili rispetto all'epoca del Soldati, che ne scriveva nel 1968, i vini della Valtellina conservano il consueto slancio e la verticalità "gotica" mutuata da un territorio dove sono per l'appunto…