Le terre del Sorbara sono affascinanti anche d’inverno, o in certe stagioni di mezzo in cui la nebbia unisce al cielo questa campagna fertile, pianeggiante, una linea dritta alterata soltanto da borghi e capannoni, dal brulicare della sua umanità. Dai campi svettano alberi di pere come miriadi di cristi crocefissi, ordinati, e certi vigneti dimessi, in attesa, lontani parenti della gioia che le loro uve possono convogliare nel bicchiere: il sorso fresco, fruttato e frizzante, conviviale, di un vino che in passato, col suo successo planetario, ha rischiato di smarrire la strada di genuinità e qualità. Fortuna che c’è sempre chi cammina in direzione contraria.
La zona storicamente più vocata per il Sorbara si ritaglia tra i fiumi Panaro e Secchia, la Doc premia dal 1970 i comuni di Bastiglia,…