Si fa presto a dire ostrica. Questo fascinoso mollusco, serrato a quattro mandate nelle sue valve di madreperla, è così, per sua natura, ermetico. E di difficile interpretazione, specie al palato. Per non parlare dei nomi, da interpretare con l’ausilio di Google maps: perché tra Utah Beach, Saint Vaast, Galway, Cancale e Tsarskaya lo smarrimento è garantito. E poi le varietà: tra piatte e concave solo un Europa ne esistono più di 200.
APPROCCIO IMPOSSIBILE per gli appassionati neofiti? Assolutamente no. Parola di esperto del settore. «Come il terroir nel vino, nell’ostricoltura il “merroir” (cioè forza di maree, fondo marino, nutrimenti vegetali, nda) fa la differenza, insieme alle tecniche di lavorazione», spiega Corrado Tenace, vero guru del settore e fondatore nel 2014, insieme ad Armando Tandoi, di Oyster Oasis, società…
