Caro diario,
credo e ho sempre creduto
che sia la memoria a distinguerci dagli altri.
Dalle intelligenze artificiali, dalle applicazioni tecnologiche, dai nostri profili social.
Dalle piante, dagli animali.
Per questo sentivo che non ce l’avrei fatta.
Avrei accettato Can invalido, in coma. Cieco, mutilato, malato.
Ma non senza i suoi ricordi.
Lui non era più lui, parlava di cose, persone, situazioni che avevano perso tutto di noi.
Il dolore era quello di avere al mio fianco un Can che non era Can.
Ci aveva cancellati. Ricordava tutto, tranne me.
Forse sono stata debole, e non avrei mai voluto.
Ma averlo lì, come surrogato, inquietante simulacro, specchio deforme di ciò che era, di ciò che siamo stati…
non potevo farcela.
Ho sopportato gli psichiatri, gli psicofarmaci.
L’isolamento, la solitudine, il…